Uragano Irene New York

CATASTROFI NATURALI: IL CLIMA CHE FA PAURA

La relazione tra eventi catastrofici e percezione del cambiamento climatico. Questo il tema di riflessione di Adam Corner, blogger del Guardian, che il 4 marzo scorso ha pubblicato sul sito del quotidiano britannico il post “How extreme weather acts as a catalyst for climate concern” (“Come gli eventi catastrofici influiscono sulla percezione dei cambiamenti climatici”). Corner, riferendosi a un sondaggio condotto in Galles su 1001 persone, riferisce che l’85% degli intervistati si definisce preoccupato per i rischi legati al clima. Dati raccolti alla fine del 2012, alla luce delle forti inondazioni che avevano colpito l’isola britannica. Risultati che differiscono e non di poco rispetto a quelli raccolti due anni prima, nel 2010, quando, lontano da eventi naturali catastrofici, il livello di preoccupazione rispetto al cambiamento climatico risultava molto più basso.

Stesso discorso per gli Stati Uniti dove, secondo i dati di una recente analisi riportata da Corner, ogni aumento di grado rispetto alla temperatura media comporterebbe un incremento considerevole nella presa di coscienza del cambiamento climatico da parte della popolazione. Nel suo articolo Corner riflette sulla connessione tra calamità naturale e percezione dell’ambiente da parte del singolo cittadino messo di fronte a eventi naturali devastanti e nuovi rispetto al passato, come gli uragani che negli ultimi anni hanno colpito la costa orientale degli Stati Uniti, a partire da Katrina fino al più recente Sandy.

Secondo l’analisi fatta da Corner, l’esperienza personale e “locale” degli eventi legati al clima, per intenderci le catastrofi che toccano da vicino, avrebbe un ruolo centrale nella percezione del pubblico rispetto ai cambiamenti climatici. Se per il singolo cittadino è questo il meccanismo, così non sembrerebbe a livello governativo, come afferma Luca Mercalli, presidente della Società Metereologica Italiana e direttore della rivista Nimbus, che ragiona sull’immobilismo degli Stati Uniti: “Finché l’America non prende una grossa posizione tutto è in stallo. Fino a quando continuiamo a trattare il clima come un oggetto hollywoodiano, parlando giornalisticamente di clima impazzito – afferma Mercalli – dove un giorno c’è una catastrofe e il giorno dopo è tutto a posto, non andiamo da nessuna parte”.
“Se ci vuole un’alluvione, un uragano o un’ondata di caldo estremo per pensare il cambiamento climatico come una realtà presente e dalla quale non si può sfuggire, non è che rischiamo di posticipare il tutto a quando sarà ormai troppo tardi?” si chiede Adam Corner al termine della sua riflessione. Come la pensate?

di Elena Roda

In copertina New York durante l’uragano Irene nel 2011

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