CALABRIA: BELLA E MALEDETTA

725 km di coste, un patrimonio archeologico vastissimo, paesaggi mozzafiato.
E’ la Calabria. Terra ricca, ma anche ferita da anni di cattiva gestione delle proprie risorse.

Il FAI Calabria, guidato dalla sua giovane referente Silvia Piccione, ha pensato di partire dai tanti edifici abbandonati disseminati qua e là sulle coste calabresi e di renderli un’opportunità. È nato così il concorso fotografico “Beyond Calabria” che il 6 luglio scorso a Pizzo Calabro ha premiato i vincitori delle due sezioni: paradisi da valorizzare e tratti da recuperare. Negli scatti selezionati, in mostra fino al 21 luglio, il fascino della natura si mescola al degrado creando scenari inediti e stimolando strategie creative per la riqualificazione dell’esistente.

Quello della cattiva edilizia e dell’abusivismo è un problema che affligge da anni le terre calabresi. Anche se il 2012 vede la situazione leggermente migliorata (grazie all’abbattimento di alcuni immobili abusivi a Stilo, Lamezia e Rossano), le 329 infrazioni registrate, le 360 persone denunciate e i 113 sequestri ci indicano che c’è ancora molto da fare.
Un esempio su tutti è quello delle ville costruite nell’area archeologica di capo Colonna a Crotone che Legambiente cita nel suo recente rapporto “Mare monstrum”, dedicato agli ecomostri d’Italia.
Una brutta storia, quella delle ville crotonesi, che comincia nel 1995 quando – riporta l’associazione ambientalista – “il pretore dispose il sequestro di centinaia di metri cubi in cemento armato sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa nel silenzio più totale degli amministratori locali. Nel febbraio del 2004 la prima sentenza nei confronti di 35 proprietari: assoluzione per prescrizione del reato, ma confisca degli immobili”. Le case, pur essendo abusive, oggi sono ancora in piedi, e abitate.

Agli scheletri di cemento incompiuti e alle case abusive, si aggiungono altre occasioni mancate.
Il pensiero corre subito ai bronzi di Riace, simbolo dello splendore della Magna Grecia e della città di Reggio Calabria, che da tre anni giacciono soli e senza l’ombra di un turista in una sala di Palazzo Campanella (sede del consiglio regionale della Calabria), in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione del museo della città reggina.

E ancora, le tante amministrazioni sciolte per infiltrazione mafiosa che stridono con la storia degli amministratori locali e dei cittadini onesti, sfiancati dalle intimidazioni e dalle Istituzioni che sentono troppo lontane.
E poi ci sono i boss delle ‘ndrine che con i villaggi turistici, i parchi divertimenti e i centri commerciali fanno i soldi riciclando i proventi degli illeciti.

Partendo dalla volontà di recuperare l’incompiuto, frutto dell’interruzione economica, della speculazione, del disagio sociale e delle storie di tante famiglie calabresi, l’obiettivo vero è che il cambiamento si generi soprattutto nelle persone, a partire dalla cura e dal rispetto verso l’ambiente e il proprio territorio.

di Stefania Mancuso 

In copertina: il Castello di Squillace © Stefania Mancuso

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