A BERLINO, NEL GIARDINO DELLE PRINCIPESSE

Passeggiando per la stimolante Berlino potreste imbattervi in uno spazio curioso, piacevole e insolito. Nel pittoresco quartiere (ex) popolare di Kreuzberg, tra caffè colorati, ristorantini etnici e negozietti trendy dal fascino underground esplode un pezzo di verde urbano produttivo: è Prinzessinengarten, uno dei progetti di orti urbani europei più interessanti in circolazione. Lo spazio è un fazzoletto di terra ricavato da un’area marginale della città, che si affaccia su Moritzplatz; dentro ci sono vivai, orticoltori, un bar con cucina che utilizza i prodotti dell’orto, un mercatino delle pulci, giochi per bambini, calcetti Balilla per adulti e persino delle arnie attive. L’idea della costruzione di questo spazio è venuta a Robert Shaw e Marco Clausen, dell’organizzazione no-profit Nomadisc Grün.
Volete saperne di più? Andateci! Nel frattempo ho fatto qualche domanda a Marco, saziatevi con quelle…

Quando e come nacque il progetto di Prinzessinengarten?
Iniziammo nel 2009 con l’idea di trasformare terreni inutilizzati in orti e giardini urbani per far fiorire cibo e comunità…

Siete soddisfatti dei risultati raggiunti?
All’inizio la gente non credeva che potesse funzionare, specialmente dal punto di vista economico. Il successo del Prinzessinengarten, in termini di persone coinvolte a gestirlo, farlo crescere e sostenerlo finanziariamente e autonomamente, è qualcosa che nemmeno noi avevamo previsto.

Quali sono le innovazioni principali del Prinzessinengarten?
E’ forse la combinazione di uno spazio multifunzionale per attività sociali, ambientali, culturali ed educative e creando in questo modo una organizzazione no-profit autofinanziata.

Chi sono i principali attori del progetto? I turisti come possono partecipare?
Prinzessinengarten è fruito da moltissime tipologie di persone, dai vicini, così come dal resto del mondo, giovani e anziani, in differenti modi: per coltivare, imparare, allevare api, rilassarsi, incontrare gente, mangiare e bere, visitare il mercatino delle pulci, costruire oggetti di artigianato, etc…

In che modo la storia del quartiere ha influenzato il progetto?
Il quartiere attorno Prinzessinengarten, Kreuzberg 36, è molto conosciuto per la sua diversità così come per il suo spirito “fai da te”. Già nella seconda metà degli anni ’70 la gente era coinvolta in processi di partecipazione e in uno sviluppo urbano orientato al quartiere. C’è una lunga storia di progetti alternativi, qui. Tutto questo è parte del genius loci e Prinzessinengarten può essere visto come l’ attualizzazione di questo spirito.

Pensi che questo progetto possa continuare? Come?
Abbiamo dovuto combattere per prenderci lo spazio, perché la città desiderava vendere la terra per impegnarla in qualcosa di più remunerativo. Noi abbiamo avuto un sacco di attenzioni da parte dei media e 30.000 persone hanno firmato la petizione per un futuro del progetto Prinzessinengarten. Alla fine abbiamo ottenuto di rimanere ancora per qualche anno. La vittoria è stata importante, ma allo stesso modo è stato importante il fatto che la gente abbia preso coscienza del valore che hanno gli spazi verdi per le attività sociali e ambientali.

Come è cambiato il Prinzessinengarten nel tempo? Quali sono stati i cambiamenti maggiori?
All’inizio era solo un’idea. L’idea è diventata reale grazie alle 10.000 ore di lavoro che la gente ha investito in questo progetto per renderlo una cosa viva. E’ questa passione, lavoro, creatività che fanno il giardino. Il cambiamento principale è stata questa forma di crescita sociale.

Nomadisc Grün ha altri progetti in itinere? Di che tipo?
Noi progettiamo e realizziamo giardini e orti nelle scuole e negli asili. Lavoriamo con istituzioni culturali su mostre ed installazioni. Siamo coinvolti nel progetto di creazione di una piattaforma consultiva chiamato “terre comuni” per supportare iniziative di creazione e gestione di orti e giardini urbani.

Per saperne di più visita il sito di Prinzessinengarten.

di Chiara Mazzocchi 

In copertina: Prinzessinnengartenbuch © prinzessinnengarten:wachsen lassen (erschenen 2012 bei Dumont/ Foto Ben de Biel)

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