MOBILITA’ E’ PARTECIPAZIONE

Progettare un modello urbano sostenibile partendo da un nuovo concetto di mobilità.  La sfida è ardua; ma nello scenario attuale è obbligo pensare ad una soluzione innovativa. In particolare se si considera la continua crescita del trasporto passeggeri (tra il 1998 e il 2010, pari al 24%) e  in uno scenario di comportamento abituale in cui  la maggioranza della crescita è attribuibile alle auto private. Il primo passo, in linea con l’impegno che l’Unione Europea si è assunta a seguito del Protocollo di Kyoto, è proprio incoraggiare l’utilizzo del mezzo pubblico rispetto a quello privato, “l’obiettivo è far crescere il movimento di passeggeri attraverso il trasporto pubblico urbano, fornendo sempre più concrete ed efficienti alternative all’utilizzo dell’auto di proprietà”. Il tutto considerando le sfide e le problematiche che la città si trova a dover affrontare in maniera sempre più urgente: “la congestione del traffico cittadino, l’inquinamento, il miglioramento dell’efficienza nella gestione della mobilità urbana da realizzarsi attraverso l’utilizzo di Sistemi di Trasporto Intelligenti; l’accessibilità al trasporto urbano e la sicurezza del trasporto urbano”.

Ma quali sono state le scelte politiche operate fino a qui?
In Europa, la maggior parte delle autorità locali hanno tradizionalmente fornito il trasporto pubblico urbano, sia direttamente che tramite società consociate. Prima che i governi iniziassero ad investire somme enormi sulle infrastrutture stradali e prima che l’utilizzo di autovetture private crescesse a dismisura, il trasporto urbano era proficuo, e assicurava mobilità ad un gran numero di passeggeri. Ora non è più così e al trasporto pubblico occorrono contributi sempre maggiori per poter essere competitivo.”
L’attuale situazione economica complica lo scenario. “il modello di trasporto urbano sostenibile non può essere realizzato attraverso maggiori finanziamenti secondo le modalità attuali, d’altra parte, lasciare il trasporto pubblico totalmente nelle mani delle leggi di mercato condurrebbe ad una situazione in cui alcuni itinerari redditizi sarebbero serviti, ma orari e destinazioni meno redditizi non godrebbero di alcun servizio”.

E allora, che fare? Proporre solo il trasporto pubblico come alternativa all’utilizzo dell’auto privata non basta. Occorre allora un approccio  più complesso per progettare in maniera efficace la mobilità urbana del futuro. La via per affrontare e pianificare nuovi scenari sostenibili sembra allora essere rappresenta da un insieme di azioni che prendono il nome di 
partecipazione. Attuare strumenti partecipativi significa coinvolgere tutti gli attori, sia singolarmente che organizzati in associazioni o gruppi, al fine di partecipare alla programmazione delle scelte, allo svolgimento ed al controllo di inziative e attività di interesse pubblico. “La necessità dell’informazione e della partecipazione attiva del pubblico e di tutti gli stakeholders alle scelte compiute in campo ambientale è strettamente legata alle complessità poste dalle decisioni che riguardano l’ambiente e la sostenibilità dello sviluppo; se per sviluppo sostenibile si intende il “soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali e future”, saranno proprio queste ultime le vere protagoniste dei cambiamenti che si vogliono realizzare”.

Ma come implementare la partecipazione all’interno di una azione concreta?
Un esempio è rappresentato dalla
Centrale di Mobilità. Si tratta di un “centro di servizi accessibile a tutti coloro che cercano informazioni personalizzate e servizi legati alla mobilità e ai trasporti”. E’ una struttura orientata alla clientela che mette a disposizione mappe e piantine sui percorsi in bicicletta e i parcheggi del car sharing, prenota e fornisce biglietti e abbonamenti integrati per i mezzi di trasporto pubblico, il bike sharing ed altri servizi di mobilità on demand, creando per ogni cliente un proprio pacchetto all inclusive con prenotazioni alberghiere e ingressi a musei ed eventi culturali. Diffuso nel Nord Europa, ad esempio nelle città di Graz e Francoforte, il servizio viene promosso in Italia da Fondazione Legambiente che realizza una Centrale a Milano facendo della partecipazione e del confronto l’elemento cardine di tutto il progetto.
La centrale di mobilità milanese infatti, nasce dopo una fase di negoziazione, di studio di esperienze europee e italiane di centrali di mobilità e a seguito di una ricognizione dei molteplici servizi di trasporto esistenti in città ponendosi come “una nuova potenziale opportunità per la soluzione di numerosi problemi legati alla mobilità urbana attraverso efficienza, integrazione, intermodalità tra i mezzi di trasporto, accessibilità alle informazioni e creazione di valide alternative nei confronti dell’utenza”.
Il futuro della mobilità sostenibile sembra quindi essere strettamente connesso ai processi di Stakeholders Engagement cioè l’impegno a far proprio il principio dell’inclusività, riconoscendo ai vari attori il diritto ad essere ascoltati ed accettare l’impegno di rendicontare della propria attività e delle proprie scelte. L’obiettivo è quindi creare servizi efficienti, sostenibili e con il più completo e concreto coinvolgimento da parte della comunità.

Tratto dalla Tesi di Laurea “Centrale di mobilità e partecipazione: nuovo approccio alla mobilità sostenibile” di Valentina Valenti

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