GREENWAYS DI CASA NOSTRA

Nella società odierna si pone ormai sempre più attenzione al benessere psico-fisico delle persone, che spesso trovano nel rinnovato contatto con la natura una valvola di sfogo dai problemi e dagli stress quotidiani, in luoghi lontani dalla frenesia che contraddistingue il nostro tempo. Le greenways possono essere la risposta giusta per garantire un ambiente sicuro in cui potersi rigenerare e recuperare una buona salute sia mentale che fisica, in compagnia di amici e famigliari.

Ma cosa sono le greenways? Tom Turner le definisce come un “percorso piacevole dal punto di vista ambientale”.
Questa definizione deriva dall’analisi del termine “greenway”, che racchiude in sè due concetti: green (verde) che sta ad indicare non solo ciò che è vegetato ma tutto ciò che è apprezzabile dal punto di vista ambientale e quindi naturalistico, paesaggistico, storico-architettonico e culturale e way (via, percorso) che oltre ad indicare fisicamente le vie di comunicazione (strade, ferrovie, fiumi, ecc.) rimanda ad un’idea di movimento, di comunicazione, di attività.
Negli ultimi decenni si è sviluppato un vero e proprio movimento culturale attorno alle vie verdi, noto come “greenways movement”, e si sono diffusi diversi approcci al concetto di greenway.
In Europa, con questo termine vengono oggi indicati “percorsi dedicati ad una “circolazione dolce” e non motorizzata, in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio (naturali, agricole, paesaggistiche, storico-culturali) e con i “centri di vita” degli insediamenti urbanistici, sia nelle città che nelle aree rurali” (Associazione Italiana Greenways, 1999).

Ma quali sono gli elementi che definiscono le greenways? In primo luogo la sicurezza, ma anche  l’accessibilità, la “circolazione dolce”, la multiutenza, il recupero di infrastrutture e strutture esistenti, quali sentieri, strade storiche, alzaie, linee ferroviarie dismesse, strade rurali minori, ecc., per la realizzazione dei percorsi e delle strutture di servizio (luoghi di sosta e ristoro, punti informativi, ecc.) e infine l’integrazione con l’ambiente naturale, che permette alle greenways di offrire un accesso rispettoso alle aree di particolare pregio naturale e svolgere un’importante funzione educativa consentendo una conoscenza e una fruizione sostenibile del territorio.
Lo studio sperimentale al centro della tesi di laurea, ha riguardato il tratto della greenway del naviglio della Martesana, entro i confini comunali del comune di Cassano d’Adda. Il naviglio Martesana, parte dal fiume Adda per arrivare alla città di Milano ed è situato in una zona intermedia tra l’alta pianura asciutta settentrionale e la bassa pianura irrigua. Il naviglio costituisce il primo esempio di opera idraulica programmata sia per l’irrigazione che per la navigazione. Reso navigabile nel 1471, fu utilizzato, sporadicamente, fino al 1955 solo da barconi. Vene in seguito cancellato dalle acque navigabili e declassato al solo uso irriguo. Negli anni sessanta si coprì poi il tratto dai Bastioni di Porta Nuova alla Cassina de’ Pomm (attuale via M. Gioia). Proprio da qui parte la linea verde che giunge a Cassano d’Adda dopo aver attraversato molti territori: da Milano, a Vimodrone, a Cernusco sul Naviglio fino a Inzago e Gorgonzola. A Cassano, il Naviglio piega bruscamente a sinistra  per mettersi praticamente parallelo all’Adda. Lasciando verso sud il centro del Paese con le sue ville, ci si dirige verso la frazione di Gropello, sopraelevata  rispetto al corso dell’Adda. Qui si incontrano in successione la conca e il ponte, con annessa “ruota di pompaggio” costruita nel 1600 che, pescando l’acqua della Martesana, la sollevava in modo da portarla al vicino Palazzo Arcivescovile. Poco più avanti si incontra il “salto del gatto” in cui canale irriguo proveniente dal Ticino si immette nella  Martesana (in parte) o direttamente nell’Adda. Il percorso prosegue poi sull’alzaia della Martesana; qui il paesaggio è decisamente piacevole, grazie alla ricca vegetazione. Da qui in poi la Martesana scorre, su di un terrazzo, lungo la scarpata del fiume Adda, sempre più ripida man mano che ci si avvicina a Trezzo sull’Adda. La ricerca, della durata di un anno, ha avuto come obiettivo quello di rilevare l’utilizzo di questa specifica greenway, e di caratterizzare i suoi utenti. L’indagine ha inoltre permesso sia di attuare un confronto dettagliato con i risultati di simili studi svoltisi in Europa e negli Stati Uniti, sia di rilevare quante persone hanno transitato su questo percorso durante l’anno e comprendere chi sono, in che modo, perché e quando fanno uso del  tracciato e qual è la loro opinione su di esso.
All’interno dello studio, molto spazio è stato utilizzato per indagare caratteristiche e abitudini dell’utenza e in particolare l’andamento dell’utenza per stagione e per tipologia, analisi delel varie fasce orarie e la tipologia di utenti.

L’obiettivo è quello di dimostrare che l’idea di greenway va oltre quella di un semplice pista ciclabile (con cui spesso viene confusa), investendo aspetti più strutturali, come la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse naturali, la promozione di uno sviluppo sostenibile, il recupero dei paesaggi degradati e lo sviluppo armonico delle città e rivolgendosi non solo ai ciclisti ma a tutti gli utenti non motorizzati.

Tratto dalla Tesi di Laurea “Caratterizzazione dell’utenza delle greenways – Studio sperimentale su un tratto della greenway del naviglio Martesana (Cassano d’Adda)” di Luigi Reolon

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