UN NOI. INTELLIGENZE COLLETTIVE NELLE ARTI E NEL WEB

Promuovere gli spazi riservati alla comunicazione, la collaborazione tra artisti, intellettuali e gente comune. Questo è ciò che unisce da sempre i Collettivi Curatoriali e le Produzioni dal Basso. Due modi di fare arte, due modi di alimentare la cultura, due modi per ridare vita agli spazi pubblici.
Nati da poco, tali metodi sconfinano le regole del tradizionale art system per promuovere, invece, un’idea democratica di arte che nasce, si sviluppa e si autoalimenta grazie al pubblico. Esso, da consumatore passivo di cultura, ne diventa l’attore principale.
I collettivi curatoriali sono gruppi no-profit che mettono in discussione le tradizionali pratiche curatoriali e la figura del curatore unico. Si pongono come una delle facce più dinamiche, indipendenti e attive nel sistema dell’arte contemporanea.
I collettivi si allontanano quindi dalle vetrine delle grandi rassegne nazionali e internazionali e instaurano un compromesso tra libertà di fare e di opporsi scegliendo le strategie progettuali e espositive delle opere.
In un panorama composito, essi si muovono, come hub interconnessi e mobili ma con atteggiamento unificante, tra piattaforme curatoriali, spazi-progetto, team di artisti e/o di curatori, associazioni culturali o semplici gruppi di ricerca e suggeriscono nuove direzioni e nuove formule dove attività aperte si riformulano e si rinnovano di volta in volta, senza identificarsi in uno spazio espositivo.
Il primo collettivo nato in Italia è A.Titolo di Torino nato nel 1997 per la volontà di Giorgia Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola e Luisa Perlo. A.Titolo, a componente esclusivamente femminile, intende promuovere l’arte contemporanea tenendo conto delle dimensioni sociali, politiche e culturali dello spazio pubblico.
Queste caratteristiche risaltano in Nuovi Committenti, ampio progetto, ispirato da Nouveaux Commanditaires, programma concepito nel 1991 da François Hers, artista e responsabile dei progetti culturali della Fondation de France e introdotto in Italia dieci anni dopo dalla Fondazione Adriano Olivetti. Il progetto si presenta come un modello innovativo per la produzione di un‘arte pubblica che si fonda su una politica di valorizzazione delle periferie, ricostruisce negli abitanti il senso di appartenenza al territorio, instaura una relazione tra le opere d‘arte e il pubblico e conduce in tal modo ad una democratizzazione della cultura.
Già sperimentate altrove, le direttive di Nuovi Committenti  hanno trovato applicazione, dal 2001 al 2008, nel quartiere torinese di Mirafiori Nord. Qui, in collaborazione con la Fondazione Olivetti, nel quadro del programma di rigenerazione urbana  Urban 2, A.Titolo ha lavorato intorno a quattro progetti che hanno dato vita ad altrettante opere: Laboratorio di Storia e di Storie, commissionato da un gruppo di insegnanti e progettato da Massimo Bartolini come spazio didattico; Totipotent Architecture, scultura abitabile realizzata da Lucy Orta su richiesta degli studenti di due licei e posta tra gli istituti scolastici e lo stabilimento Fiat; Multiplayer, campo da gioco costruito da Stefano Arienti su domanda dei bambini della zona; Aiuola Transatlantica di Claudia Losi, progetto nato dalla volontà di un gruppo di donne di ridare ai tradizionali cortili popolari di Mirafiori il significato di luogo d‘incontro, di vita e di dialogo intergenerazionale e interetnico.
Proprio da questi progetti risaltano le particolarità di Nuovi Committenti: le opere d’arte, commissionate da cittadini o da associazioni, si realizzano nei luoghi di vita o di lavoro dei committenti stessi i quali mostrano con la domanda d‘arte il loro bisogno di integrazione sociale, di coinvolgimento diretto, di identificazione con un ambiente vivibile. In questa prospettiva l’opera d’arte non è più un oggetto da esporre o da contemplare, ma consiste nella progettazione e nella realizzazione di un ambiente, di uno spazio pubblico, nella riqualificazione di un sito urbano o naturale, nella creazione di qualcosa che rappresenti la storia e i desideri dei nuovi committenti. L‘arte torna ad essere un “motore della storia” e l‘opera diventa il manifesto, non di un‘individualità, ma di una capacità comune di prendere in considerazione i mutamenti culturali e le trasformazioni sociali ed economiche.
Tre sono gli attori che nel progetto interagiscono in profondità: il cittadino-committente, il mediatore, ovvero il curatore che interpreta le richieste della committenza e l’artista che progetta e realizza l’opera in base alle esigenze espresse.
I committenti, impegnati anche nella ricerca dei finanziamenti, rappresentano il punto di partenza del progetto che si svilupperà intorno alle loro attese.
Il mediatore-curatore, pur godendo di ampia autonomia nella scelta dell‘artista e dei metodi di coinvolgimento, lavora a stretto contatto con i committenti: prima elabora contenuti e finalità del progetto, poi ne segue la realizzazione, ne gestisce gli aspetti culturali, finanziari e giuridici e ne diffonde il programma sul territorio. La sua azione acquista una dimensione sociale in quanto offre all’insieme degli attori i saperi e le competenze necessari alla loro cooperazione.
Nel momento in cui il pubblico si riappropria di un‘esperienza partecipativa, l’artista assume un ruolo centrale: egli dialoga con i committenti e ne traduce in opera la domanda d’arte.
Un altro collettivo ma molto più giovane è Sottobosco. Nato da soli due anni, questo, si dedica ad un approccio collettivo e co-autoriale, sviluppa programmi culturali rivolti ai giovani artisti in formazione, offre una piattaforma indipendente per la progettazione culturale, un network di connessione, condivisione e archiviazione della produzione artistica.
Come A. Titolo, Sottobosco non vuole cambiare le regole del mondo dell‘arte, ma propone un‘alternativa, più comunicativa e partecipativa, che trae forza e linfa dai saperi della collettività.
La curatrice del collettivo, Eugenia Delfini, afferma “Vogliamo proporre degli approcci e dei formati altri rispetto quelli ufficiali; cerchiamo di elaborare progetti innovativi che mancano all‘interno del sistema. Sottobosco nasce per rispondere a dei gap istituzionali, abbiamo creato allora dei servizi per artisti come ShowDesk o KnowHow, abbiamo progettato delle Azioni per promuovere artisti emergenti ancora poco conosciuti, abbiamo creato un Archivio consultabile online e sempre aggiornato che fino ad oggi ancora non esisteva in Italia.”
Produzioni dal Basso invece mostra come lo sviluppo del web 2.0. abbia permesso la nascita di numerose piattaforme, presto divenute luogo di aggregazione di comunità, di collettività di utenti.
La piattaforma www.produzionidalbasso.com, lanciata in rete nel 2004 dai fratelli milanesi Angelo e Davide Rindone e caratterizzata dall‘indipendenza, dall‘orizzontalità e dalla gratuità, affronta e risolve il problema del finanziamento di progetti culturali tramite l’attivazione di un processo di partecipazione collettiva e di co-produzione di contenuti. Essa infatti offre uno spazio per la raccolta di fondi e di finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare, finalizzata alla proposta e alla realizzazione di progetti artistici autoprodotti. Questo metodo attiva un sistema di micro-donazioni e mette in connessione diretta consumatore e produttore.
Collettivi curatoriali e Produzioni dal Basso manifestano dunque vicinanza di pensiero nella visione del fenomeno artistico e pongono al centro dei loro interventi l‘artista e il pubblico.
Entrambi si inseriscono in un contesto culturale fortemente indipendente dalle istituzioni e dal mercato e presuppongono in un modo o nell’ altro, un approccio collettivo. Se per i curatori il concetto di collettivo è alla base della loro costituzione, nel caso di Produzioni dal Basso viene messo in atto dal nuovo rapporto che si crea tra l‘artista, o gli artisti, e il pubblico, che assume il ruolo di finanziatore. Tra i diversi attori si instaura un dialogo e si creano relazioni possibili solo nel collettivo.
Il legante che unisce collettivi curatoriali e PDB è rappresentato proprio dagli attori che, nel primo caso, mettono in atto il processo di allestimento di un progetto e, nel secondo, partecipano a tutte le fasi di creazione di un‘opera, dall‘ideazione, al finanziamento, alla distribuzione entrando così a far parte di una collettività  e partecipando al processo di co-creazione del contenuto.
I fruitori, nell‘esprimere il loro desiderio estetico e nel perseguire il loro bisogno d‘arte, si mettono in gioco in una forma di partecipazione lontana dalla retorica e si relazionano con gli altri attori con modalità dialoganti.

di Elina Cordeiro

Tratto dalla tesi di laurea: “Un Noi. Intelligenze collettive nelle arti e nel web. Il caso dei collettivi curatoriali e delle Produzioni dal Basso”. Di Elina Cordeiro

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