SMART GRID: L’ITALIA GUIDA LA RICERCA

Troppi progetti distribuiti in maniera poco equilibrata. Il quadro delle ricerche in corso in Europa sul tema delle “smart grid” non è incoraggiante. Secondo nuovo rapporto pubblicato dal JRC (Joint Research Centre dell’Unione Europea) dal titolo: Smart Grid Projects in Europe – lessons learned and current development – (Rapporto EUR 24856 en), il panorama delle reti cosiddette intelligenti non è del tutto roseo. Nonostante esse rappresentino un buon punto di partenza per avviare un sistema di reti elettriche flessibili e versatili, che è alla base di un nuovo modo di produrre e consumare energia, il quadro complessivo non risulta particolarmente esaltante. In Europa sono in corso di attuazione 219 progetti concernenti le “smart grid”, la cui distribuzione geografica è poco equilibrata: quasi il 90% fa capo all’Europa dei 15, mentre pochi e marginali progetti sono presenti nei 12 paesi membri entrati per ultimi nell’Unione Europea dei 27. Questa disuguaglianza potrebbe creare, in futuro, non solo difficoltà di cooperazione fra i diversi Paesi, ma anche una netta frattura tra Paesi tecnologicamente avanzati e Paesi più arretrati, mettendo così in pericolo il raggiungimento degli obiettivi europei di sviluppo sostenibile in capo energetico. Gli investimenti attivati per realizzate questi 219 sono pari a circa 5 miliardi di euro. Un dato positivo, che dimostra la volontà di attuare un importante sforzo per arrivare la transizione verso le “smart grid” e di conseguenza la valorizzazione delle risorse energetiche del territorio, la diminuzione dei costi e degli sprechi. Per giungere a obiettivi accettabili entro il 2020, gli investimenti dovranno arrivare a oltre 56 miliardi di euro, almeno per tenere il passo con quelli fatti da paesi come la Cina (71 miliardi di euro) e USA (da 238 a 334 miliardi di euro entro il 2030).
In uno scenario parecchio complesso, l’Italia ha saputo però ritagliarsi un posto da protagonista. Il 5,5% dei 219 progetti sono coordinati e guidati dal nostro Paese, che, come numero di progetti, è terza in Europa dopo la Germania (11,1%) e la Danimarca (22%). In termini di investimenti, l’Italia è invece al primo posto in Europa, con il 55% delle risorse finanziarie totali impegnate. Seguono, ma a molta distanza, la Germania (5,8% degli investimenti totali) e la Finlandia (5,6%).
Il 56% dei progetti in corso in Europa (e oltre il 70% degli investimenti) riguarda gli “smart meters”, cioè l’installazione di contatori elettrici intelligenti. Anche in questo settore l’Italia ha il record in Europa di contatori intelligenti predisposti e installati. Il 35% dei progetti (e il 15% degli investimenti) si concentra invece sulla combinazione di tecnologie esistenti per lo sviluppo di sistemi integrati intelligenti. La vera e propria ricerca per lo sviluppo delle reti elettriche intelligenti, riguarda solo una piccola parte di tali progetti: il 9%, per investimenti pari a meno del 5% del totale.
Le grandi società o compagnie di distribuzione dell’elettricità hanno il ruolo più rilevante in questi progetti, sia come leadership (27% dei progetti), sia soprattutto come investimenti effettuati (67% del budget totale). Le finalità di questi operatori, però, sono quelle di migliorare l’efficienza delle reti da loro gestite e di ridurre i costi della distribuzione di energia elettrica degli attuali sistemi centralizzati di trasmissione, ma non quelle di sviluppare nuovi sistemi decentrati di reti intelligenti per favorire la transizione verso le “smart grid”. Queste finalità, però, non sono una libera scelta ma imposte dall’attuale regime di incentivazioni predisposto dei governi nazionali, che premiano la riduzione dei costi di gestione delle reti elettriche, ma non incoraggiano l’innovazione dei sistemi elettrici o lo sviluppo delle reti intelligenti.

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