PICCOLI GRANDI COMUNI

Quale futuro per i piccoli Comuni italiani? Se ne è parlato il 23 e il 24 settembre a Riccione nella decima “Conferenza nazionale Piccoli Comuni” e quinta “Conferenza nazionale Unioni di Comuni”.
Un’occasione di incontro e confronto per i tanti Comuni italiani sotto i 5.000 abitanti a pochi mesi dall’approvazione del decreto legge 78 del 31 maggio 2010 che impone loro di gestire una parte significativa delle funzioni in forma associata, tramite Unione o convenzione, entro la fine dell’anno.
“A  Riccione si è discusso molto di questo tema perché il decreto legge in questione presenta ancora dei punti poco chiari – commenta Guido Bertocchi, presidente dell’Unione di Comuni lombarda “Terre di frontiera” (Bizzarone, Faloppio, Ronago e Uggiate Trevano) – Oggi in Italia ci sono ben 352 Unioni di Comuni con 1.751 Comuni aderenti, a dimostrazione che le aggregazioni intercomunali sono una strategia vincente. Il nuovo decreto legge però fissa la fine dell’anno come termine ultimo per la gestione associata della maggior parte dei servizi: come arrivare a una svolta tanto epocale in tempi così ristretti?”. Non si possono nemmeno dimenticare le incertezze sugli incentivi economici che, come dimostrano tante esperienze europee, possono favorire molto i processi di aggregazione. “Le rivoluzioni a costo zero non esistono”, ha affermato con fermezza a Riccione Ivana Cavazzini, coordinatrice delle Unioni di Comuni di Anci Lombardia. Conferma Bertocchi: “Sono convinto che gli amministratori locali stiano facendo grandissimi sforzi per garantire servizi di qualità ai propri cittadini, soprattutto in un periodo in cui vediamo le richieste aumentare e le risorse diminuire. Vorremmo però uno Stato più consapevole di questa situazione, una specifica normativa fiscale di incentivazione e un quadro di ordinamento più certo, che salvaguardi l’autonomia degli Enti locali e li incentivi ad andare verso le Unioni evitando trasferimenti economici occasionali che non consentono di programmare uno sviluppo a lungo termine. A volte si ha l’impressione che i piccoli Comuni diventino interessanti solo in termini statistici, folcloristici o legati a particolari eccellenze. Per il resto siamo di fronte al proliferare di vincoli che mettono in forte dubbio quell’autonomia che la stessa Costituzione riconosce. Eppure i Comuni sotto i 5.000 abitanti in Italia rappresentano ben il 70,3% del totale (5.692 su 8.094, ndr). A mio modo di vedere sarebbe importante introdurre criteri meritocratici: se un Comune presenta negli anni i conti a posto ad esempio deve poter avere una più ampia autonomia decisionale rispetto a un Comune che non è in una situazione economica altrettanto virtuosa”.
Un altro argomento caldo discusso a Riccione è stato quello della fusione di Comuni, scenario che oggi appare sempre più possibile. “Attualmente la normativa prevede che per la fusione si passi da un referendum, lasciando la parola ai cittadini. Sembra però che si stia guardando sempre più a fusioni imposte dall’alto. In questo caso saranno indispensabili una tempistica adeguata, un sostegno economico non indifferente, un’adeguata comunicazione ai cittadini che non dovranno subire questa svolta epocale. Io però vorrei si puntasse a un’opera di convincimento e di corretta incentivazione economica più che a un obbligo legislativo. Sono convinto che le Unioni di Comuni oggi funzionano perché sono nate spontaneamente e si sono consolidate nel tempo. Non c’è dubbio che su questo punto si giocherà molto del futuro dei piccoli Comuni italiani”.

Per saperne di più: Rapporto Anci-Cittalia su Unioni dei Comuni 2010 e Atlante Anci-Cittalia Piccoli Comuni 2010.

 

SMALL BIG TOWNS

What future for the small Italian towns? It was discussed on September 23-24 in Riccione in the tenth “National Conference Small Towns” and fifth “National Conference of Municipal Unions.” An opportunity of meeting for the many Italian municipalities under 5.000 inhabitants a few months after the approval of the Decree-Law 78 of May 31, 2010 which requires them to manage a significant part of duties as a partnership, or agreement with Union by the end of the year. “In Riccione we discussed a lot of this issue because the decree in question has still unclear points – Guido Bertocchi, president of the Lombardy Union of Municipalities “Terre di Frontiera” (Bizzarone, Faloppio, Ronago Uggiate Trevano) says – Today in Italy there are 352 Unions with 1.751 participating municipalities, which demonstrate that aggregations of municipalities are a winning strategy. The new decree, however, fixes the end of the year as deadline for jointing management of most of the services: how to achieve this important breakthrough in such a short time?”. There’s event the problem of the uncertainties on economic incentives that, as demonstrated by many European experiences, can help a lot the aggregation processes. “Zero cost revolutions don’t exist”, Ivana Cavazzini said firmly in Riccione, the coordinator of the Unions of Municipalities of ANCI Lombardia. Bertocchi confirms: “I’m convinced that local administrators are making great efforts to provide quality services to their citizens, especially in a time when we see the demands increase and resources becoming less. We would have a Country more aware of this situation, specific tax laws to incentive us, a more reliable framework, which safeguards the autonomy of local authorities and incentives them to go to the Unions avoiding occasional economic transfers that don’t allow us to program a long-term development. Sometimes one gets the impression that small towns become interesting only in statistical or traditional terms, or tied to particular excellences. For the rest we’re faced with the proliferation of strong ties that bring into question the autonomy which the Constitution recognizes. Yet municipalities under 5.000 inhabitants in Italy account for as much as 70.3% of the total (5.692 to 8.094). From my point of view it’s important to introduce merit-based criteria: if a municipality puts in place over the years good financial accounts it must have wider decision-making autonomy than a municipality that isn’t in the same virtuous economic situation”. Another hot topic discussed in Riccione was the merger of municipalities, scenario that now looks increasingly possible. “Currently the legislation provides that the merger can passed only through a referendum, leaving the decision to citizens. But it seems that we’re looking increasingly to mergers imposed from above. In this case will be indispensable a proper timing, a not inconsiderable financial support, adequate notice to citizens who don’t have to undergo this radical change. But I would like they’ll point to a work of conviction and to proper economic incentives rather than to a legal obligation. I’m convinced that Uunions of municipalities now are working well because they were born spontaneously and they have been consolidated over time. There is no doubt that on this point will be played much of the future of small Italian towns”.

 

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