centro città Palermo

PALERMO SLOW CITY

Avere il mezzo più veloce non sempre coincide con l’essere i più veloci. A volte decidere di raggiungere la propria destinazione con un mezzo apparentemente lento risulta essere invece la scelta vincente. E’ il caso di Palermo, una città dove il traffico e la conformazione urbanistica rendono difficili gli spostamenti. Ma allora qual è il giusto modo per muoversi nel capoluogo siciliano?
Innanzitutto è utile fare chiarezza su un concetto chiave, quello della mobilità, intorno al quale ruota la città contemporanea. In generale per sistema della mobilità si intende l’insieme di uomini, mezzi (sia pubblici che privati) e infrastrutture che permette di spostare persone e merci da un punto di partenza ad un punto di arrivo; a leggerlo sembra quasi bello: una questione strettamente di tecnica dei trasporti. Ma basta fare un giro per la città per accorgersi che il gioco non va così, che tutto il balletto di mezzi e persone che si spostano non avviene su un piano vuoto e che i pedoni e tutti i mezzi si muovono in uno spazio, la città appunto, con delle sue peculiari caratteristiche che influenzano gli utenti e le loro azioni. Un approccio geografico alla questione suggerisce quindi di considerare la mobilità non come la mera possibilità di spostarsi alla massima velocità possibile da un generico punto della città ad un altro, quanto piuttosto come il complesso sistema di interazione tra punti di origine e destinazione diversi (poli attrattori) e la porzione di città attraversata.
Ancora: ha senso considerare (come normalmente si fa) mobilità veloce le automobili, gli autobus e le metropolitane e mobilità lenta la bicicletta o l’andare a piedi se poi in realtà nelle città congestionate di oggi con i mezzi “lenti” si arriva prima a destinazione? È evidente il piacere di uno spostamento a piedi o in bici quando questo si rivela più efficiente di uno, apparentemente più veloce, ma più lungo rispetto al dispiacere di rinchiudersi in scatole da 200 Km/h che però procedono, è il caso di dirlo, a passo d’uomo.
Attualmente Palermo è quasi completamente aperta al traffico veicolare, gli autobus viaggiano insieme alla automobili (e alla loro stessa velocità) e non esiste un efficiente sistema di trasporti pubblici su ferro ma sono stati avviati i lavori per alcune linee di tram urbano. Come affrontare quindi il problema in una città di circa un milione di abitanti? Nel caso di Palermo l’idea è duplice: da un lato un sistema di mobilità veloce che preveda arterie stradali adeguatamente dimensionate, sistemi di trasporto pubblico di massa (raddoppio passante ferroviario, MAL, tram) e sistemi di car sharing/car pooling e taxi collettivi che permettano gli spostamenti di attraversamento della città o di ingresso/uscita dalla stessa; dall’altro di incentivare una mobilità lenta che attraverso l’utilizzo di mobilità dolce (a piedi, bicicletta, pattini, etc) permetta una interazione positiva e costante tra chi si sposta e la città che attraversa, potendo fruire delle funzioni presenti lungo il tragitto e dando valore aggiunto al proprio spostamento.

Ma muoversi lentamente, oggi, non è solo più efficiente è anche più bello ed economicamente utile; oltre agli ovvi vantaggi per la salute dei cittadini e per l’ambiente, l’assenza di automobili libera nuove ed enormi quantità di spazio che torna a disposizione dei cittadini e delle attività che si svolgono intorno allo spazio stesso. Le auto hanno la caratteristica di monopolizzare gli spazi loro dedicati e di inglobare nel loro sistema tutto ciò che è utilizzabile (marciapiedi occupati dalle auto e piazze utilizzate come parcheggi ne sono un esempio), la mobilità pedonale, invece, possiede la caratteristica inversa: è essa stessa attrattrice di nuove funzioni, spesso direttamente collegate con le attività svolte nell’intorno. Se un museo, una scuola o una qualunque attività artigianale si affaccia su un’area invasa da auto, il rapporto con lo spazio pubblico esterno non può che essere di cesura, di separazione rispetto ad un ambiente ostico, sgradevole e dal quale non può provenire alcun vantaggio; ma se lo stesso museo, la stessa scuola o la stessa bottega di piccolo artigianato si affacciano su uno spazio pubblico accessibile solo a pedoni, magari inserito in un’area libera dalle automobili, essi interagiscono con i fruitori dello spazio esterno sia passivamente, eliminando le cesure indispensabili rispetto ad uno spazio carrabile e quindi rendendosi più trasparente e visibile, sia attivamente invadendo (e si tratta in questi casi di un’invasione positiva ed economicamente produttiva) lo spazio pubblico con attività legate alla funzione svolta dall’edificio.

di Vito Angelo

Tratto dalla Tesi di Laurea: “Palermo a tre all’ora. Proposte per una slow city”. Di Vito Angelo

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