NUOVA VITA AI VUOTI URBANI

Un lavoro di tesi svolto con gli occhi di un geografo e dedicato alla riqualificazione urbana di un’area residuale nella città di Belo Horizonte, in Brasile. 
Riempire un vuoto urbano con attività culturali e in particolare con la musica, che crea, in quanto strumento di coesione sociale, le condizioni per riappropriarsi degli spazi urbani, sentirli propri e cominciare un processo di rinnovamento che fa bene alla città e ai suoi abitanti. 

Nelle metropoli mondiali, e in questo caso a Belo Horizonte, la perdita dello spazio pubblico come luogo dell’incontro è motivata dalla costruzione di grandi strade e ponti che s’incrociano nei luoghi più disparati della città, dando vita a quelli che vengono chiamati spazi residuali, ossia spazi che avanzano tra spazi privati occupati e che senza un sistema simbolico preciso risultano insignificanti dal punto di vista identitario per i cittadini. Il lavoro di tesi analizza il caso di uno spazio sotto ad un ponte: il “Viaduto Santa Tereza” – un “vuoto” urbano, un’area considerata un “ritaglio in eccedenza” dagli urbanisti e dalle persone che vi transitano.

Il Viaduto Santa Tereza

A Belo Horizonte, dove gli spazi pianificati non hanno mai avuto natura democratica, manca una vitalità di questi ultimi, principalmente a causa di una pianificazione urbana basata sull’uso dell’automobile che fa in modo che la strada assuma il mero significato di spazio della circolazione, dove si perde il senso dello stare insieme e dell’incontro della vita pubblica. In questo studio ciò che acquista rilievo sono gli spazi interstiziali, che delimitano territori – domini esclusivi di ogni gruppo sociale – che, essendo luoghi di frontiera, si configurano come possibili spazi del confronto, del dialogo e dell’interazione tra attori socialmente distanti fra loro. Gli spazi interstiziali sono di norma spazi della marginalità, “non dominati”, di basso prestigio che permettono, sia una più facile negoziazione spaziale per gruppi sociali relativamente poco potenti, sia una maggior flessibilità e libertà d’uso.

Attività culturali in città

In quest’ottica, l’appropriazione di tali aree attraverso azioni culturali può essere vista come una forma possibile di rivitalizzazione di questi spazi che, non solo recuperano il proprio senso di luogo dell’incontro della vita pubblica, ma principalmente si trasformano in ambienti che passano a riflettere una nuova immagine identitaria per la città (o il quartiere), poiché diventano un luogo simbolico, imbevuto di un senso e vissuto culturalmente. A questo scopo, la potenzialità della musica, in quanto “agglomeratore sociale”, approssima gruppi sociali distinti e permette il dialogo e il riconoscimento del diritto alla città per mezzo della creazione musicale. Questa fa sì che il cittadino/attore si appropri della città, sentendosi parte di questa con la potenzialità di poterla rinnovare/trasformare, generando la possibilità di vivere nuovi (o vecchi) spazi della città che fino a quel momento non erano sentiti come sicuri o vivibili.

di Fausto di Quarto
Tratto dalla Tesi di Laurea “Reinventare gli spazi pubblici attraverso la musica: il caso del Viaduto Santa Tereza a Belo Horizonte, Brasile” di Fausto di Quarto

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