LA CITTA’ DENSIFICATA

Il tema della densità della città contemporanea va al di là della contrapposizione tra città densa e città diffusa, della matrice ecologica e dell’obiettivo di consumare meno suolo. La densificazione è un’opportunità che si può cogliere nel tessuto della città costruita per sperimentare dei modi di corrispondere ad una nuova condizione di urbanità, che investe sia la forma fisica della città che le relazioni tra le persone che la abitano.
La società in cui viviamo viene spesso descritta facendo riferimento al concetto dei flussi e delle reti, alludendo alla velocità delle comunicazioni, all’interconnessione tra realtà diverse spesso fisicamente lontane, alla mobilità delle persone e degli stili di vita. La città, che è la forma spaziale della società, rispecchia tale condizione nella dimensione della città-territorio, la città espansa, dai confini in perenne crisi, in cui lo spazio è patito come ostacolo, e il tempo è il principale parametro di riferimento. Tuttavia la dimensione del locale non può essere ignorata. Nella realtà, nuove forme di localismi e fenomeni di auto-organizzazione, riportano all’attenzione la resistenza dei luoghi alla dissoluzione spaziale.
La tensione schizofrenica tra deterritorializzazione e radicamento, rispecchia le domande contraddittorie che l’uomo pone da sempre alla città: da un lato la consideriamo “come una macchina, una funzione, uno strumento che ci permetta con il minimo impedimento di fare i nostri affari”, dall’altro ci rivolgiamo ad essa come “un luogo nel quale ritrovarci, riconoscerci come comunità, un luogo accogliente, un grembo, […] una casa”(M.Cacciari. La città).
Spesso il bisogno di protezione si traduce nella tendenza a rifugiarsi in luoghi sempre più chiusi, configurando lo spazio urbano come insieme di frammenti isolati, di enclaves e di ghetti che nelle situazioni più radicalizzate esprimono anche una polarizzazione sociale. Tali luoghi chiusi ed autosufficienti non solo creano una protezione fittizia, ma escludono anche la possibilità di una interconnessione, che invece può esserci ed acquistare valore laddove i luoghi sono disponibili al confronto e densi di significati. In definitiva e dalla sua disponibilità al dialogo con gli altri.
Se da un lato i flussi e le reti sembrano rimpiazzare i luoghi delle centralità, nella sfera delle relazioni tra le persone, i contatti a distanza e le comunità virtuali, spesso vengono presentati come una via alternativa alle relazioni di prossimità.
Tuttavia il mito di una comunicazione immediata e dell’eliminazione di ogni ostacolo al movimento, si scontra con la fisicità del nostro corpo che ci porta necessariamente a localizzarci nello spazio. Inoltre le relazioni face-to-face restano di primaria importanza per la qualità e la ricchezza degli stimoli che offrono.
Questa condizione ambivalente rivela da un lato l’esigenza dell’uomo di esporsi al mondo, e allo stesso tempo il suo bisogno di radicamento e protezione. Le comunità virtuali promettono di conciliare entrambe le necessità: esse offrono contemporaneamente il massimo della connessione, con la garanzia del minimo rischio e coinvolgimento. Tuttavia, la natura selettiva degli incontri virtuali rende tali comunità delle realtà chiuse, al pari dei ghetti e delle enclaves. Al contrario, il carattere casuale degli incontri sulla scena pubblica urbana rappresenta un’esposizione naturale a realtà diverse e non programmate grazie alla semplice compresenza fisica delle persone nel medesimo spazio.
In questo quadro, densificare significa attivare quella intensità e varietà di persone, usi e significati, capace di valorizzare i luoghi, e così potenziare il senso di una loro interconnessione. A livello qualitativo, la densità viene definita in primo luogo dalla struttura degli incontri che essa è capace di generare. Non solo, riducendo le distanze tra le persone si aumentano le possibilità dei contatti tra esse, ma lo spazio fisico che è loro comune può essere articolato in modo da favorire una vasta gamma di relazioni possibili, che vanno da quelle a basso livello di coinvolgimento, fino a quelle più impegnative.

Riguardo a queste tematiche si possono individuare diversi livelli di azione che, intrecciati tra loro, ripropongono il quadro operativo entro il quale le pratiche di densificazione si collocano.
Un primo livello è quello dell’indagine e definizione delle condizioni tecnico–urbanistiche per l’intervento di densificazione. L’obiettivo è quello di assumere quale ambito di progetto un’area, individuata tra i tessuti da ristrutturare e da sottoporre allo strumento di attuazione del programma integrato, che consenta al nuovo Prg (Piano Regolatore Generale) di misurarsi con la realtà normativa e operativa. A tal proposito risulta poi necessario operare un incremento delle previsioni edificatorie in modo da conseguire la densificazione. L’incremento della superficie da edificare è però prodotto attribuendo una quota all’edilizia sociale, concorrendo così a determinare non solo un incremento quantitativo ma con esso di favorire la mixitè sociale. Questa condizione si realizza mantenendo le previsioni relative agli standard urbanistici previsti dal piano.
Un secondo livello lo si può definire come lo spazio dei flussi, che presta attenzione soprattutto agli spostamenti pedonali, connettendo luoghi interni all’area, ma anche esterni ad essa. L’area in esame si configura come un vuoto interno al tessuto della città consolidata, difficilmente attraversabile, ma con la particolare caratteristica di ospitare una stazione della metropolitana. Densificare significa innanzi tutto dare valore all’interconnessione esistente con il resto della città, e al contempo costruire le ragioni e la possibilità del suo attraversamento da parte degli abitanti dei quartieri limitrofi.
Infine, il terzo livello concerne l’individuazione di alcuni principi di base nel configurare la qualità dello spazio compreso tra la casa e il resto della città: l’introspezione dentro-fuori, la varietà funzionale, l’attenzione all’arco temporale quotidiano di funzionamento dei servizi, la tipologia in grado di favorire la mixitè sociale e l’articolazione degli spazi da quelli privati, interni all’alloggio, a quelli esterni e a quelli in assoluto pubblici, passando per i gradienti tra queste due polarità.
Nell’insieme questi tre livelli si configurano come altrettanti prodotti volti a chiarire i diversi livelli di complessità del progetto. In effetti esso, in ultima analisi, si configura come un atto preliminare alla stesura di dettaglio del Programma Integrato di Intervento. Il progetto non è frutto di una mediazione con gli abitanti ma vuole invece avviare un processo di partecipazione partendo dalla sua capacità di indagine, mostrando le potenzialità che il processo di densificazione può produrre. Potenzialità che non si riducono ai soli aspetti quantitativi ma che vogliono rappresentare soprattutto gli aspetti qualitativi e di vivibilità che la trasformazione ipotizza è in grado di conseguire.

di Valentina Signore

Tratto dalla Tesi di Laurea in Progettazione Architettonica: “Densità e intensità nella città da ristrutturare” di Valentina Signore

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