IL PUNTO SULLE AREE PROTETTE

L’Agenzia Europea per l’Ambiente lancia l’allarme: solo il 4% del mare appartenente a Paesi membri dell’Unione Europea è incluso all’interno di Natura 2000, la rete di siti di interesse comunitario nata con la direttiva habitat del 1992 con lo scopo di proteggere e conservare habitat e specie animali e vegetali attraverso l’istituzione di aree protette.

Cosa sono le aree protette?
Parliamo di veri e propri paradisi per la biodiversità, vitali per preservare preziosi pezzi d’Europa, soprattutto per le specie a rischio di estinzione. In queste aree vengono posti dei limiti, molto diversi tra loro, all’attività umana (costruzioni, pesca, industria). Preservare queste aree non solo fa bene all’ambiente e ai suoi abitanti, ma possiede anche dei risvolti positivi in termini economici e sociali: il sostegno e il coinvolgimento delle comunità locali, benefici per la salute, nuove opportunità di istruzione e di fare cultura, incremento del turismo sostenibile. Un recente studio della Commissione europea  ha stimato che l’insieme di questi benefici è in media da 3 a 7 volte superiore al costo della creazione delle aree protette.

Come stanno le aree protette in Europa?
Il direttore esecutivo dell’Agenzia Europea dell’Ambiente Jacqueline McGlade afferma: “L’Europa ha una vasta rete di aree protette che possono fornire rifugio ad alcune delle specie più minacciate, nonostante ci sia stata una crescita enorme in aree protette negli ultimi anni, molte specie si trovano ancora davanti a un futuro incerto” e aggiunge: “l‘Europa nel suo complesso ha visto la frammentazione degli habitat più di ogni altro continente. Quindi è necessario lavorare di più per la conservazione delle specie in maniera più ampia.”
L’Agenzia Europea sottolinea come Il paesaggio europeo sia sempre più frammentato da strade, ferrovie e città, che ostacolano la migrazione e dividono le specie in popolazioni non sostenibili e di piccole dimensioni. Tra il 1990 e il 2006, l’area dell’Europa coperta da superfici artificiali è aumentato di circa l’8%. Anche l’agricoltura si è intensificata, con conseguente aumento dell’inquinamento da nitrati e di altre sostanze in alcune regioni. Questo riguarda molte specie di piante e animali che dipendono da agricoltura a bassa intensità. Altri cambiamenti ambientali provengono da cambiamenti climatici, specie invasive, pesca eccessiva e inquinamento. Tutte queste pressioni possono avere un effetto cumulativo, nel peggiore dei casi spingono le specie e degli ecosistemi in una crisi irreversibile.

Il Parco Naturale Regionale Alcantara, in Sicilia

E nel nostro Paese?
L’Italia, come sottolinea Legambiente coi suoi quasi 3 milioni di ettari di superficie a terra, e altrettanti a mare, tra Aree naturali protette, Parchi nazionali, Riserve naturali statali, Aree naturali marine protette, i parchi sommersi e il santuario dei cetacei, Parchi naturali, Riserve naturali regionali – è uno dei paesi che negli ultimi dieci anni ha dato il maggior contributo in Europa allo sviluppo di un sistema di aree protette, passando dal 3% ad oltre il 10% di territorio tutelato”. Nonostante questo buon risultato, molto resta ancora da fare.

Quali sono gli obiettivi per il futuro?
L’Unione europea punta ad avere il 10% dei suoi mari come Aree Marine Protette (AMP), anche se questo obiettivo non è stato ancora raggiunto. Un altro obiettivo importante, più in generale, riguarda l’impegno ad arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici.  Le aree protette rappresentano lo strumento più adatto per raggiungere questo obiettivo, perché in grado di fornire un ambiente migliore per la fauna selvatica, che è sempre più sotto pressione in molte parti d’Europa.

Sostenere, preservare e incrementare le aree protette (dai parchi alle aree marine) è una grande opportunità per l’Europa, sia in termini di conservazione della natura che di nuove opportunità economiche.

Di Stefania Mancuso 

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