FARE IL PIENO… DI ALGHE!

Biodiesel di alghe. Quello che a parole può sembrare assurdo è invece un obiettivo raggiungibile e la ricerca è già a buon punto in tutto il mondo.
L’utilizzo delle alghe ha diversi vantaggi: sono economiche e provocano emissioni più pulite e a basso contenuto di zolfo. Le tipologie di alghe utilizzabili e le tecnologie per coltivarle e nutrirle sono le più diverse. Molte università, istituti di ricerca e persino i colossi petroliferi stanno infatti cercando di creare la tecnologia più adatta e meno costosa. Attualmente i ricercatori del Rochester Institute of Technology sembrano essere quelli più vicini al traguardo. Il loro progetto riguarda la creazione di carburante attraverso microalghe coltivate in acque reflue. Il risultato sarebbe doppiamente ecologico, perché le alghe consumano i nitrati e i fosfati e riducono i batteri e le tossine nell’acqua, dando come risultato finale acque pulite oltre che biocarburante. Le acque reflue purificate possono poi essere reinvestite in impianti, mentre il biodiesel può alimentare gli autobus, veicoli industriali e macchine agricole. “L’unico grande svantaggio è che il biodiesel si gela a una temperatura più elevata – dice Jeff Loggia, professore associato di scienze biologiche presso RIT – Non importa che tipo di gasolio si possiede, se diventa troppo freddo, il motore non parte”. Ed è proprio questo l’ostacolo che i ricercatori del Rit stanno tentando di risolvere.
L’università di San Paolo del Brasile ha invece elaborato un progetto di produzione di biocarburante da alghe nutrite con gli scarti della canna da zucchero ed etanolo, altamente tossici ma estremamente nutritivi per certi microorganismi. Questi scarti serviranno appunto per dare nutrimento a una specie di microalga ricchissima di molecole di grassi trasformabili in combustibile biologico.
Anche in Italia qualcosa si muove in questa direzione. Tra i progetti più promettenti quello avviato da Confindustria e l’Unione produttori di biodiesel (Upb). Il progetto di ricerca si chiama “Mambo” e ha come obiettivo quello di verificare quale sia la tipologia di alga capace di dare i risultati migliori sia a livello di qualità del prodotto che di costi.

 

DO FULL OF ALGAE!

Biofuel from algae. This may seem absurd in words, but it is rather an achievable goal, and the search is well underway. The use of algae has a lot of advantages: they’re cheap, and cause cleaner emissions and low sulfur content. The types of algae used for biofuel production and the technology to cultivate and nurture them are the most diverse. Many universities, research institutes and even the big oil companies are in fact trying to create the most appropriate and less expensive technology. Currently, researchers at the Rochester Institute of Technology appear to be those closest to the final goal. Their project involves the creation of fuel through algae grown in sewage. The result is doubly eco-friendly, because the algae consume the nitrates and phosphates and deplete the bacteria and toxins in the water. And the final result is clean water as well as biofuel. The purified waste water can be reinvested in plant, while biodiesel can power buses, trucks and farm equipment. “The only big drawback is that biofuel freezes at a higher temperature – says Jeff Lodge, associate professor of biological sciences at RIT – No matter what kind of oil you have, if it gets too cold, the engine will not start”. And this is precisely the obstacle that researchers are trying to solve.
The University of Sao Paulo has instead developed a project for production of biofuels from algae fed with waste from sugar cane and ethanol, very highly toxic but very nourishing to certain micro-organisms. These differences will just give nourishment to a kind of microalgae rich in fat molecules that can be converted into biofuel.
Even in Italy something is moving in this direction. Confindustria and the Association of Producers of biodiesel (Upb) launched a  project called “Mambo” and its objective is to see which type of algae can give the best results in terms of product quality and costs.

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