CON LE BICI PIÙ STRANE ON THE ROAD

Due passioni: la bicicletta e i viaggi. Tanto basta al giovane comasco Mauro Vanoli (www.selvatiko.com il suo sito) per lanciarsi nelle sue avventure su due ruote. Come quella che lo aspetta a breve in Nepal, destinazione scelta per testare una strana bicicletta-prototipo.

Sempre in sella. Prima negli Stati Uniti, poi in Islanda, Nepal, Thailandia. Come nasce l’idea di intraprendere questi viaggi in bicicletta?
Amo da sempre viaggiare, ancor meglio se in bicicletta e con un bagaglio leggero. Il primo tour vero e proprio in solitaria è stato negli Stati Uniti, nel 1999: da San Francisco a New York. Ma è dal 2005 che ho la fortuna di poter viaggiare per collaudare e promuovere prodotti nuovi o trovate originali. Sempre in sella, ovvio.

Ad esempio?
Nel 2006 sono partito per il Nepal, deciso a raggiungere il Campo Base Everest, a oltre 5.000 metri d’altezza. Come portare la mia bicicletta fin lassù? Me la sono cavata bene con una comune sedia pieghevole di metallo modificata e adibita a portantina, da smontare e rimontare all’occorrenza. Peccato che poi al Campo Base non ci sono arrivato…

Come mai?
Il Parco Nazionale dell’Everest aveva vietato da pochi mesi l’ingresso alle biciclette, anche se portate in spalla (scelta obbligata per via dei sentieri stretti e ripidi e delle tante scalinate). In più, proprio quel giorno in paese era esplosa la guerriglia tra re e maoisti. Non ho potuto far altro che tornarmene indietro. Due anni dopo allora sono tornato ancora lì: è bastato nascondere la mia Graziella nello zaino!

Cos’hai in programma ora?
Il 28 settembre torno ancora una volta in Nepal. Resterò là tre settimane per fare una sorta di “ispezione” in vista della prossima partenza con data certa: fine febbraio 2010.

Un nuovo progetto?
Sì. Farò un tour attorno a una delle vette più note dell’Himalaya, l’Annapurna, con una stramba bicicletta di una ditta tedesco-olandese. In realtà non è una bici vera e propria… non ha nemmeno i pedali! Assomiglia piuttosto a un monopattino, ed è comodissima per le discese fuori strada. In più è talmente compatta che si può portare in spalla come uno zaino. Per ora è solo un prototipo, ma a novembre inizierà a essere regolarmente prodotta.

Le biciclette che usi sono sempre innovative, o comunque molto originali…
Ho sempre fatto in modo di abbinare a ogni destinazione scelta una bicicletta capace di rendere l’avventura particolare. Per la primavera ho in mente un nuovo progetto “a puntate” che cambierà un po’ le cose. Si chiamerà “Paese che vai, bici che trovi”. La novità è che troverò la bicicletta direttamente sul posto. In questo modo potrò viaggiare di volta in volta in sella a biciclette curiose, particolari, innovative o semplicemente tipiche del paese in cui mi trovo. In India vorrei girare con il tradizionale risciò, ad esempio.

Ci fai qualche altro esempio?
La prima tappa in programma di questo percorso in giro per il mondo è la Cina. Qui la scelta è obbligata: viaggerò in sella alla bicicletta simbolo di quel Paese, la Flying Pigeon nera con i freni a bacchetta, quella con il marchio del “piccione volante” bianco stampato davanti. Alla fine degli anni Settanta era il mezzo per eccellenza per spostarsi in Cina. Oggi non è più così, perché questa nazione è in grande crescita nel settore dei trasporti, in particolare con i veicoli elettrici. In casa ormai viaggiano tutti in automobile, ma la Flying Pigeon continua a essere prodotta ed esportata.

Hai già in mente anche le altre tappe?
Vorrei realizzare dodici puntate, che nell’arco di due anni mi portino a toccare dodici diverse destinazioni e altrettanti modi differenti di andare in bicicletta. Un modo anche per promuovere in prima persona il tema della mobilità alternativa e sostenibile. In Africa mi piacerebbe collaudare una bicicletta di bamboo, ad esempio, ma anche una water bike. Questa in particolare mi sembra una grande invenzione perché permette di trasportare acqua nel serbatoio della bicicletta e di depurarla pedalando.

Scegli sempre mete difficili per viaggiare in bicicletta?
I miei viaggi sono avventure sempre originali, ma mai estreme. Niente è lasciato al caso. Mi prendo tutto il tempo per programmare, studiare il momento giusto, il mezzo giusto, trovare gli sponsor, organizzarmi bene. Il progetto “Paese che vai, bici che trovi” dovrebbe toccare tutti e cinque i continenti, Europa inclusa. Sicuramente alcune tappe saranno meno faticose di altre: il Giappone ad esempio sarà più tranquillo della Cina. Ma anche perché la bicicletta che avrò con me sarà decisamente più tecnologica.

Niente più scuse allora: se Mauro ha scovato tante biciclette diverse per girare il mondo, ne troveremo sicuramente almeno una adatta anche per noi. Per andare a scuola, al lavoro, a fare la spesa. Per restare in forma, non inquinare e muoverci in modo alternativo. Anche restando in città.

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