CITTÀ CREATIVE E DELL’IMMAGINAZIONE

“City is not a problem, city is the solution!” Queste le parole di Jaime Lerner (architetto urbanista ed ex sindaco di Curitiba, Brasile) al quinto Congresso Internazionale della Creatività e l’Innovazione, conclusosi pochi giorni fa a Càceres in Spagna. L’evento è stato organizzato all’interno della più ampia cornice dell’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione e il suo obiettivo era quello di riflettere sul paradigma della Società dell’Immaginazione muovendo un passo avanti verso un modello di sviluppo urbano più sostenibile. Gli interlocutori e i promotori di questo dialogo sono stati i più disparati: istituzioni pubbliche, architetti e urbanisti, geografi, economisti, informatici, agricoltori, esperti in comunicazione, artisti e creativi di ogni tipo. Ma soprattutto c’é stata la partecipazione attiva dei cittadini, e tutti miravano a un obiettivo comune: la creazione di scenari più sostenibili.
Secondo Lerner “La città non deve essere vista come un problema. Al contrario, la città é la soluzione perché alberga nel suo intrinseco la molteciplicità. Questa diversità é la ricchezza dalla quale bisogna attingere ogni qualvolta si pensi di lavorare all’interno della città”. Sono infatti sue le azioni di “agopuntura urbana”: piccoli interventi che agendo in punti specifici del tessuto urbano ottengono un miglioramento positivo ad ampia scala nella fruibilità, e godibilità, della città da parte del cittadino.
Entrato in crisi il modello di sviluppo occidentale, dimostratosi insostenibile a livello sociale, economico e ambientale, gli sguardi puntano ora chiaramente al mondo della creatività. Una creatività che potrebbe diventare il motore dinamizzante nei processi di innovazione che riguardano lo sviluppo della società. È necessario guardare con occhi diversi quei processi che finora hanno incasellato la società occidentale in un modello rigido e apparentemente senza via d’uscita. La grande sfida del prossimo decennio sarebbe quindi recuperare la fiducia nella nostra creatività, e permetterci di fantasticare su nuove soluzioni che probabilmente in un altro contesto avremmo finito per censurare.
Nella pianificazione e organizzazione del Congresso si é dedicato un ruolo fondamentale alla partecipazione cittadina, per dimostrare che possiamo tutti essere partecipi di questo cambiamento. L’evento ha ospitato una serie di “crealoghi” (creàlogos, momenti di dialogo creativo), suddivisi in tre tematiche: le persone, le organizzazioni e gli scenari. Un trinomio inscindibile. Parallelamente, e con la stessa suddivisione concettuale, si sono svolti anche dei laboratori nei quali é stata fondamentale la partecipazione cittadina, come a dimostrare l’importanza della collaborazione a ogni livello di tutti in questi processi creativi. Il motto del Congresso é stato l’ormai comune “pensa globalmente e agisci localmente” applicato ai più disparati campi: la mobilità urbana sostenibile, l’agricoltura biologica, il consumo locale, l’architettura bioclimatica, l’educazione libera e creativa, la condivisione dei saperi con il P2P, il software open source e il creative commons e così via.
Ne é risultata un’esperienza estremamente interessante e stimolante, nella quale ognuno dei partecipanti ha potuto apportare il suo punto di vista e scambiarlo con persone appartenenti ad altri ambiti, ma tutte legate dalla voglia comune di dare un nuovo approccio sostenibile allo sviluppo urbano. 

di Silvia Redaelli

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