ALGHE, TUTT’ALTRO CHE RIFIUTI

La stagione estiva è ormai arrivata e il richiamo della spiaggia è più forte che mai. Spesso però il tappeto di alghe sul bagnasciuga rende l’esperienza in mare un po’ meno piacevole. Ma non tutto il male vien per nuocere. Capiamo allora perché ci sono le alghe e a cosa servono.

La posidonia, ad esempio, pianta marina endemica del Mediterraneo che si accumula sulla spiaggia, fa parte dell’ecosistema marino, ne mantiene l’equilibrio e non è quindi sintomo di mare “sporco”, bensì indice di un mare pulito.
Per andare incontro alle esigenze dei turisti questa “sporcizia” viene spesso rimossa e trattata come un vero e proprio rifiuto, con costi non indifferenti per i comuni balneari. In realtà le alghe e la posidonia sono un’ottima risorsa naturale.

Un esempio. Le biomasse spiaggiate, una volta raccolte, possono essere utilizzate in agricoltura come fertilizzante o ammendante, come dimostrato da P.R.I.M.E., il progetto “Posidonia Residues Integrated Management for Eco-sustainability” finanziato dalla Comunità europea per ridurre l’impatto ambientale e i costi connessi alla rimozione delle alghe dalle spiagge.

Altro utilizzo messo in luce a livello europeo è quello delle alghe marine nella bioarchitettura, con la caratteristica di isolare gli edifici in maniera ecologica. Le palle di alghe possono infatti essere trasformate in materiale per le costruzioni attraverso processi di produzione che richiedono pochissima energia e che vedono il loro riutilizzo come materiale isolante, funzionando da cuscinetto tra i tetti spioventi e i muri interni degli edifici.
Un esempio in questo senso è quello del Modern Seaweed House, edificio isolato naturalmente attraverso l’utilizzo di alghe raccolte ed essiccate sulla spiaggia di Læsø, l’isola danese dove è stata realizzata questa casa per vacanze, ecologica e sostenibile.

Foto in copertina: Seaballs (Egagropili) ©Martino Sabia

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