TORINO SMART CITY

Diventare una smart city non è impresa facile. Torino ci sta provando. Come sta andando lo abbiamo chiesto all’Assessore all’Innovazione, Sviluppo e Sostenibilità Ambientale della Città Di Torino e Presidente della Fondazione Torino Smart City, Enzo Lavolta.

In che modo Torino sta affrontando la sfida per diventare smart city?
“Va innanzi detto che il Progetto Smart City si pone in continuità con la sottoscrizione del Patto dei Sindaci e l’approvazione del TAPE (Turin Action Plan for Energy) avvenuti nel 2010. Quest’ultimo prevede l’attuazione di oltre 50 azioni volte alla riduzione delle emissioni di CO2 di oltre il 40% al 2020, considerando il 1991 come anno di riferimento. Le azioni previste, che spaziano da interventi di riqualificazione energetica degli edifici all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, dalla pianificazione territoriale agli acquisti pubblici ecologici, indicano la necessità di un approccio decisamente diverso rispetto al passato.

Relativamente al progetto Smart City, si è particolare avviata la costruzione di una vera e propria piattaforma, una grande architrave informatica, che con strumenti come il “cruscotto urbano” ed il “matching board”, permetterà di integrare e gestire dati, sia al fine di innovare i sevizi pubblici e abilitarne di nuovi, sia al fine di rendere gli stessi dati disponibili, in modalità aperta, ad una nuova imprenditorialità che intende investire nella città”.

Che ruolo ha la Fondazione Torino Smart City per lo Sviluppo Sostenibile?
Con la costituzione della Fondazione , in cui sono coinvolti alcuni tra i principali attori del nostro tessuto culturale, tecnico ed economico della città come il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi e la Camera di Commercio, si è inteso costruire un modello integrato e flessibile di finanziamento e gestione delle progettualità che accompagneranno il percorso strategico della città.
L’ambizioso obiettivo è di coinvolgere un territorio di area vasta, conglobante anche l’area metropolitana, che si candidi a diventare laboratorio di innovazione. In questo quadro è inevitabile coinvolgere le aziende e, nel contempo, occorre entrare nei meccanismi della Pubblica amministrazione per rivedere strategie, rinnovare procedure, valorizzare il compito di facilitatore che gli enti pubblici hanno come obiettivo.
Il percorso della Fondazione Torino Smart City si snoderà quindi su un terreno di confronto tra pubblico e privato con l’intento di attrarre finanziamenti, razionalizzare la spesa, conseguire risparmi di energia e costruire un progetto di città vivibile, a basse emissioni, con l’apporto delle nuove tecnologie e di una governance pubblica nuova e concreta”.

Quali sono le iniziative concrete che state portando avanti?
“Per quanto riguarda la città di Torino alcune azioni sono già state attivate nel primo anno di amministrazione. Penso al miglioramento della “mobilità pulita” con l’arricchimento delle piste ciclbili, penso all’erba e al legname derivante dalla manutenzione del verde pubblico che oggi è finalmente adoperato come combustibile per centrali termiche. Stiamo inoltre definendo modalità per interventi di efficientamento energetico degli edifici esistenti, ad esempio con la sostituzione delle vecchie caldaie con il supporto di aziende specializzate come le Esco (Energy Service Companies). Stiamo attivando una serie di azioni per rendere intelligente il trasporto delle merci. Oltre, ovviamente, a definire che le prossime trasformazioni della città sappiano davvero essere “smart”.

E i cittadini? Sono parte integrante di questo processo?
“Principalmente una città “intelligente” deve essere accogliente, adatta alle famiglie, in cui si possa vivere piacevolmente, una città che sia colta e internazionale, creativa, ma soprattutto che sia sociale ed aperta, attraente per donne, uomini, idee, culture e capitali.
Una città come Torino può certamente essere “smart”. Questo sarà tuttavia possibile soltanto se riusciremo a cogliere e a mettere a sistema tutte le opportunità e, soprattutto, se sapremo redistribuire le varie possibilità che ne deriveranno, certamente con un coinvolgimento diretto di tutta le “comunità”, di tutti i cittadini”.

Qualche anticipazione sulle azioni future?
“Le prossime iniziative saranno principalmente rivolte allo sviluppo di politiche per migliorare la qualità della vita con un’attenzione particolare all’ambiente, alle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, all’innovazione dei processi, il tutto in un’ottica di sostenibilità ambientale. Crescere di più consumando meno: immaginare una città smart vuol dire accogliere questa visione in ogni ambito amministrativo e in ogni asse strategico che delinea il futuro della città. Oggi la sostenibilità come chiave per riorganizzare tutto il sistema di vita della città. L’idea è quindi quella di avviare più azioni possibili anche riorganizzando la tutela del benessere e della salute dei cittadini, grazie alla digitalizzazione dei servizi. Vuol dire aprire nuovi spazi di democrazia, grazie alla rete internet, aperta al libero accesso delle informazioni e al confronto di idee. Più che un progetto amministrativo, rendere una città “smart” è una sfida culturale”.

di Stefania Mancuso 

 

 

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