Wikipedia Strike, Sopa Pipa

SOPA STRIKE: THE DAY AFTER

Sopa, Pipa, Blackout. Sono queste le parole che negli utlimi giorni hanno intasato la rete.
Tutto è iniziato con Wikipedia, la più grande enciclopedia opensource del mondo, che ieri (18 gennaio) ha oscurato la propria pagina inglese.
Potremmo definirla una sorta di avvertimento di quello che potrebbe accadere qualora entrassero in vigore Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect Ip Act).
Segnatevi questi due nomi perché nei prossimi mesi ne sentirete parlare molto spesso. La protesta in rete partita dagli USA ha già raggiunto gli angoli più remoti del pianeta, non è un caso infatti che su Twitter hashtag come #SOPA e #WikipediaBlackout siano diventati trend topic in pochissime ore.
Cerchiamo di capire bene di cosa stiamo parlando. Partiamo dall’inizio: il 26 ottobre 2011 il deputato repubblicano Lamar S. Smith presenta alla Camera dei rappresentanti statunitense la proposta di legge H.R. 3261 sul copyright, meglio conosciuta come “Stop Online Piracy Act”, Sopa appunto. Pipa (Protect IP Act) invece non è altro che una proposta gemella, avanzata nel maggio del 2011 dal senatore democratico Patrick Leahy, il cui iter sta incontrando maggiori difficoltà per via di numerosi dubbi sui possibili conseguenti danni alla libertà di espressione.
Proprio Wikipedia è uno dei maggiori interessati ai provvedimenti. Qualora venissero approvati infatti, i titolari di copyright statunitensi potrebbero agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti. Letta così potrebbe sembrare che verrebbe garantita maggiore protezione dei contenuti e quindi una diminuzione della pirateria informatica, ma non è proprio così.
“Se venisse approvata – ci spiega Luca De Biase de il Sole 24 Ore la Sopa darebbe agli editori la possibilità di limitare l’uso libero e leale delle idee da parte dei cittadini e, paradossalmente, si tradurrebbe in un rischio per gli stessi editori, perché incentiverebbe la conservazione dei vecchi modelli di business editoriale e renderebbe più difficile l’innovazione di quel settore della quale c’è comunque profondo bisogno. Secondo me”.
La stessa Wikipedia, contraria alla proposta, sul proprio sito scrive: “Wikipedia non approva la pirateria informatica, né la giustifica in alcun modo sulle pagine dell’enciclopedia. Gran parte del lavoro degli utenti di Wikipedia consiste in effetti nell’identificare e rimuovere, con la massima prontezza e velocità, le violazioni di copyright altrui che vengano inserite nelle voci”.
Da quello che ne esce navigando in rete, infatti, è che ci sia molto timore riguardo a ciò che potrebbe accadere dopo l’eventuale approvazione.
Molte sono le voci contrarie infatti. Lo stesso De Biase ci spiega: “Sono contrario alla Sopa perché non prevede misure equilibrate in ordine, da un lato, all’interesse degli editori che vogliono salvaguardare il copyright che hanno acquisito dagli autori e, dall’altro, all’interesse dei cittadini che hanno il diritto di poter contare sul regole certe nell’accesso all’internet libera, neutrale, creativa, culturalmente ricca, tecnicamente innovativa”.
Alla protesta di Wikipedia si sono uniti altri colossi del web come Fondazione Mozilla, e la Free Software Foundation. Ci sono molti altri big che hanno aderito alla protesta in altre forme. Tra questi ad esempio WordPress, ha censurato i titoli dei blog che vengono di solito raccolti nella sua homepage. All’appello però sono mancati grandi compagnie come Google, Facebook e Yahoo che hanno aderito solo in forma minore. Ma questi non sarebbero certo esenti dal provvedimento, infatti blog, profili di social network e siti personali potranno essere giudicati colpevoli di violazione di copyright con la conseguente rimozione dall’indicizzazione di Google. Per non parlare di tutti quei canali di file streaming. Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, si è schierato un po’ in ritardo contro il provvedimento, ma ha voluto sottolineare che “Internet è il più potente strumento che abbiamo per creare un mondo più aperto e connesso. Non possiamo permettere che leggi mal formulate segnino lo sviluppo di Internet. Facebook si oppone a SOPA e PIPA e continueremo ad opporci a qualsiasi legge che possa gravare su Internet. Il mondo necessita di leader politici che siano pro-Internet”.

Se i provvedimenti dovessero passare qualsiasi contenuto multimediale potrà essere soggetto a Sopa e Pipa, e chiunque potrà rivolgersi ai tribunali statunitensi per bloccare la diffusione illecita di file non autorizzati.
Anche www.urbanocreativo.it si è unito alla protesta, evidenziando la propria adesione attraverso una fascia nera che incita a dire STOP al Sopa. “Ci sembra che questi provvedimenti, in discussione al Congresso e al Senato degli Stati Uniti – spiega il direttore responsabile Micaela Terzi – non siano trattati nel modo più corretto. Per proteggere il diritto d’autore è necessario e lecito limitare la libertà di espressione in rete? La libera espressione dei cittadini digitali non deve forse essere tutelata in maniera adeguata, tanto quando il copyright deve essere rispettato? A Urbano Creativo non siamo solito dare giudizi, ma lanciare spunti di riflessione. E aderire al Sopa, o scrivere un articolo di approfondimento, per noi significa accompagnare i nostri lettori in una riflessione su un argomento che ci tocca da vicino. La protesta sembra aver dato i suoi frutti: La legge anti-pirateria in discussione al Congresso americano è stata infatti messa in standby, dopo le proteste di ieri. Ma crediamo che questo sia un argomento su cui continuare a vigilare e a tenere informati i cittadini digitali”. Per avere maggiori informazioni, oltre a consultare Wikipedia, potete informarvi su sopastrike.com.

di Matteo Arnaboldi

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