I LUOGHI DELL’INNOVAZIONE

Permettere alle imprese toscane di essere più competitive sul mercato, favorendo nuove opportunità di business. E’ questo l’obiettivo con cui nasce il Polo di Innovazione ICT-Robotica della Regione Toscana, che verrà ufficialmente presentato in autunno. L’idea di base di questa iniziativa è quella di favorire l’incremento della competitività del sistema d’impresa in particolare in alcuni settori strategici, favorendo un miglior rapporto tra le imprese e il mondo della ricerca. Un esempio, quello toscano, che stanno seguendo moltissime altre regioni, con iniziative simili. In un recente post vi abbiamo ad esempio parlato anche del Tecnopolo di Ravenna, che ha da poco inaugurato la sua attività. E anche Urbano Creativo ha la sua sede all’interno di un Acceleratore d’Impresa, quello del Politecnico di Milano – Polo di Como, gestito da Fondazione Politecnico.
Acceleratori, Parchi Scientifici e Poli Tecnologici rappresentano il futuro del business, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo? Sicuramente la loro apertura non è una novità degli ultimi tempi. Anzi, da parecchi anni nel nostro Paese si parla di strutture di questo tipo, per dare slancio all’economia e accompagnare le imprese nello sviluppo della propria competitività. Per capire meglio le potenzialità di queste iniziative, e comprendere la loro storia, abbiamo intervistato Gianluca Carenzo del Comitato di Direzione del Parco Tecnologico Padano di Lodi, che ci ha fornito una panoramica del fenomeno, spiegandoci quando e come si è sviluppato.
“Dal punto di vista storico i parchi scientifici nascono da una legge che li istituiva in particolare nel Mezzogiorno, all’inizio degli Anni ’80 a testimonianza di una visione di lungo periodo”. Purtroppo non tutte quelle iniziative furono di successo in quanto nate in aree poco o nulla industrializzate e con grandi difficoltà di sviluppo.
Quindi, nonostante il nostro Paese fosse all’avanguardia rispetto al resto d’Europa, che ha visto la nascita dei primi parchi sono negli Anni ’90, i “nostri” hanno avuto una nomea non molto bella, dato che in molti casi si sono rivelati un “flop”. La seconda generazione di parchi italiani ha visto la luce sul finire degli Anni ’90, primi 2000, e questi sono quelli che ancora oggi sono in attività. “Il Ptp di Lodi, ad esempio, è nato nel 2002. Mentre la terza generazione è quella che nasce adesso”. Anche per tipologia i parchi non sono tutti uguali. “Da un punto di vista operativo,non essendoci una legge che regolamenta in modo specifico la funzione e la tipologia dei parchi, vediamo che si tratta di iniziative molto eterogenee. Prima di tutto da un punto di vista giuridico: alcuni infatti si costituiscono come Spa, altri sono la diretta emanazione di Fondazioni, infine altri sono strutture pubbliche. Ed è eterogeneo anche il modello. Alcuni sono settoriali, altri più generici; alcuni puntano più spiccatamente sulla tecnologici – e sono quelli ad esempio dove l’Università non ha un collegamento diretto – altri invece sono più “scientifici” perché hanno un forte legame con uno o più Atenei”.
Ma la nascita di tante strutture tutte così diverse, non rischia di generare una perdita di risorse, e quindi di tramutarsi in un fenomeno negativo per le imprese?
“Molto spesso il parco è un organismo che ha come mission lo sviluppo territoriale. Il rischio che si corre è sicuramente quello di assistere alla nascita di tante strutture diverse che rendono il settore inflazionato, con ricadute per il mondo delle imprese che non sono certo positive…”
.
Cosa succede invece negli altri Paesi?
“A livello internazionale i parchi scientifici stanno nascendo solo ed esclusivamente nei paesi in cui non c’erano. Penso ad esempio alla Cina o ai Paesi Arabi, dove il fenomeno è nuovo. Inoltre la tendenza oggi è quella di creare dei cluster, dei poli dell’innovazione, delle reti di impresa. Quindi il parco oggi diventa soltanto una parte del modello di sviluppo e non l’unico elemento, perché da solo non è sufficiente a garantire che ci sia un vero sviluppo territoriale”.
Tornando in Italia, quali sono le principali novità e qual è la tendenza?
“In Emilia Romagna è stata emanata una legge specifica sui tecnopoli, ma ora è necessario capire qual è il modello di sviluppo che sta alla base di queste iniziative. Sicuramente i parchi devono essere molto ben integrati nel territorio ed essere capaci di essere connettori delle realtà del territorio. Il business è cambiato, e i parchi devono seguire questo cambiamento. Una volta le grandi aziende facevano tutto in house. Oggi in alcuni settori non è sempre così, e si tende ad esternalizzare ricerca e innovazione. Le tecnologie si spostano più facilmente rispetto a prima, e i parchi tecnologici possono essere una soluzione efficace alle richieste delle aziende”.
Ma che tipologia di impresa si insedia all’interno di un parco?
“Abbiamo aziende diverse che trovano spazio nei parchi. Sicuramente le prime a cui penso sono le start up. Imprese che sono appena nate e che quindi hanno la necessità di lavorare in un contesto dove c’è un humus di soggetti e imprese che lavorano sullo stesso settore. In questo modo è possibile trovare tutto ciò che serve nella stessa area, e l’azienda si può dedicare al suo  business, senza disperdere le proprie risorse per pagare consulenti che vengono da fuori o comprare costosi macchinari. Poi ci sono le imprese che ormai non si possono più considerare start up, ma che in un parco possono trovare sinergie utili, soprattutto nei periodi di crisi come questo. Essere all’interno di una struttura come il Ptp, ad esempio, consente alle aziende e agli imprenditori di trovare con facilità idee e risorse nuove. Inoltre il vantaggio di essere insediati all’interno di un parco fornire la possibilità di porsi in maniera diversa rispetto mercato internazionale”.

Quindi i parchi sono un elemento fondamentale per lo sviluppo delle imprese?
“Sicuramente rappresentano un attore importante per l’innovazione – conclude Carenzo – uno dei punti di sbocco per uscire dalla crisi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *