CORVIALE: RIVOLUZIONE GREEN

Per Roma e per i romani il Serpentone è il nome di un’enorme costruzione lungo la  via Portuense. Il suo “vero” nome è però Corviale, una proprietà dell’Istituto Autonomo Case Popolari, che venne progettata nel 1972 da un team di architetti coordinati da Mario Fiorentino. Nata per rappresentare un modello di sviluppo abitativo in netto distacco dallo sviluppo urbanistico di Roma, partito dagli Anni Sessanta con il boom edilizio, nella realtà il progetto si è tradotto nella nascita di interi quartieri completamente privi di servizi.
Oggi però per il Corviale ci sono speranze per una vera e propria rinascita. Per la precisione, una rinascita verde.
Costituito da due stecche, una verticale ed una più piccola e bassa orizzontale, conta un totale di 1200 appartamenti ai quali si aggiungono una innumerevole serie di abitazioni sorte abusivamente negli spazi comuni e in quella che doveva essere una galleria dei negozi al 4º piano. Oggi, dopo anni di abbandono e degrado, e a seguito di un tentativo di riqualificazione che ha previsto l’implementazione di alcuni servizi (l’incubatore d’impresa del comune di Roma, un ambulatorio ASL, un centro anziani, un supermercato, e varie cooperative ed attività sociali e imprenditoriali). Abbiamo chiesto all’Architetto Stefano Panunzi, docente presso la facoltà di Ingegneria dell’Università del Molise e membro del team di lavoro, di spiegarci meglio di cosa si tratta.

Cosa si vuole fare a Corviale?
“L’idea è quella di  trasformare il tetto del Corviale in un giardino a cielo aperto! Si pensa alla realizzazione di tanti piccoli lotti di sei metri per sei dove si potranno proporre soluzioni innovative e fare ricerca. Verrà realizzata una copertura con una impermeabilizzazione speciale su cui far attecchire il terriccio. Per il terreno si userà un verde pensile sul terreno alleggerito di otto centimetri. Sul verde saranno poi appoggiati dei moduli che contengono la coltivazione idroponica o altre soluzioni. Tutto questo spianerà la strada a produzioni intensive sia a cielo aperto che in serre fotovoltaiche”.

Ci saranno solo orti o c’è dell’altro?
“Oltre alla predisposizione per gli orti verranno allestiti moduli di serre fotovoltaiche per orti idroponici, verde pensile, fitodepurazione e riciclo di acque usate dal condominio, monitoraggio di tutti gli impianti degli appartamenti e loro immissione dati in GRID, servizi di qualità in telepresenza (telecontiguità), installazione di ricevitori a banda larga, laboratori artigianali e di riciclo di materie e materiali, produzione di plastic fuel, laboratori per lo spettacolo, laboratori didattici e dulcis in fundo… una funivia urbana che colleghi il tetto lungo un KM alle stazioni metro-ferroviare sugli argini del Tevere”.

Come è nata questa idea?
“L’idea alla base del progetto si chiama United Roofs, un network lanciato in Rete nel febbraio di quest’anno per creare in Italia e nel Mediterraneo nuclei di lavoro di libera iniziativa, finalizzati alla trasformazione delle coperture degli edifici in luoghi di produzione energetica e alimentare per in consumo a Km Zero. Una rete globale dei tetti, un movimento, un progetto scientifico che collega New York, Pechino, Termoli e Roma, con Corviale”.

Ad oggi da chi è composto il gruppo di lavoro?
“La rete è composta da Università del Molise, di Bari, di Roma, di Ancona, di Torino, di Firenze, con l’Ater e con il partenariato locale Corviale Domani. Insieme queste realtà stanno lavorando al lancio dell’iniziativa per fa sì che questa buona idea diventi realtà”.

A cosa state lavorando?
“Stiamo confezionando con RAI e TV Europee dei clip sul concept più generale di United Roofs, mentre in autunno usciremo finalmente allo scoperto presentando la Convenzione del progetto e cominciare a diffondere Call for Interest aperte a Università, Laboratori di Ricerca, Enti per la Gestione dell’Edilizia Pubblica, Start-Up, Imprese, ecc…”.

Quindi in futuro chi potrà partecipare all’iniziativa?
“La prima maglia della Rete sarà certamente interuniversitaria (docenti, ricercatori, laboratori, dottorati, laureandi) allo scopo di definire modelli di sperimentazione da finanziare con fondi pubblici (nazionali ed europei) con i quali saranno lanciati bandi riservati a PMI, Start Up e Spin Off che dovranno realizzare prototipi da installare su coperture accessibili e disponibili. I cluster che potranno partecipare prendendosi un modulo di tetto, saranno centri di ricerca che proporranno soluzioni autofinanziate o finanziabili con progetti nazionali o europei, Il primo anno sperimenteranno i prototipi nei loro laboratori, il secondo lo collauderanno su un edificio IACP di proprietà dell’Istituto Autonomo Case Popolari) della loro Regione ed il terzo atterreranno sul tetto di Corviale … per trasmetterlo a Milano EXPO 2015!”

Ci spiega cosa collega Corviale ad Expo 2015?
“L’idea è quella di candidare Corviale ad essere il più grande orto pensile del mondo e mostrarlo all’Esposizione Universale di Milano 2015, per nutrire il pianeta nell’era del nuovo urbanesimo. Corviale Expo è il progetto guida più ambizioso per lanciare la Rete e spingere le altre città aderenti a fare altrettanto. L’idea è quella di trasformare Corviale in un vero e proprio brand internazionale per il tema dell’Esposizione Universale. Il tetto di Corviale si trasforma in incubatore/espositore per prototipi di rigenerazione urbana: la rooftop farm più grande del mondo per alimenti, energia, servizi in telepresenza e spettacolo a Km Zero”.

Quali saranno le prossime iniziative?
“Il prossimo appuntamento per progettare i tetti verdi e raccogliere idee  è fissato per settembre con una mostra/evento a Roma. Da qui partirà un percorso di tre anni durante il quale far convergere laboratori di ricerca e cercare finanziamenti pubblici per portare l’incubatore di sperimentazione a Milano Expo 2015.
Corviale con questo progetto ha la possibilità di riscattarsi passando da simbolo di abbandono e degrado urbano a giardino pensile più grande del mondo, rappresentando inoltre un modello per la rigenerazione delle periferie urbane delle altre città”.

Per  conoscere meglio il Corviale e seguire gli sviluppi del progetto clicca qui.

di Stefania Mancuso 

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